• Emanuele Esposito

Voterò SÌ


Il 20 e 21 Settembre, noi italiani all’estero voteremo entro il 15 di settembre entro le ore 16 i plichi dovranno pervenire presso la sede consolare di appartenenza, ricordo che il voto è un diritto sancito della nostra costituzione.

Voterò sì al #referendum costituzionale, dunque a favore del taglio dei parlamentari. Come mai?

Perché in un sistema elettorale che non sia integralmente proporzionale, e cioè privo di soglie di sbarramento, di collegi uninominali e di premi di maggioranza, un più alto numero di membri del Parlamento non garantisce affatto il pluralismo e la democrazia ma soltanto la quantità di poltrone a disposizione di pochi partiti. Nella prima repubblica aveva senso che ci fossero 630 deputati, ciascuno di essi eletto da circa 80mila cittadini: non dopo il colpo di mano liberista di inizio anni novanta. Persino l’attuale legge elettorale, il Rosatellum (e molto peggio quelle precedenti), non consente a un gruppo di 100, 200 o 500mila italiani di essere rappresentato alla Camera: una soglia del 3% significa che servono almeno un milione di voti complessivi. Finché tale sbarramento permane (e nessuno lo vuole abolire), non fa alcuna differenza che i deputati siano 630 o 400, come prevede la nuova legge: a venire eletti saranno comunque solo i candidati dei partiti maggiori. Le minoranze politiche invece non sarebbero rappresentate neppure duplicando o triplicando il numero di deputati: mentre i grossi partiti avrebbero la possibilità di accontentare più ampie clientele.

Capisco che chi voglia diventare deputato o senatore, o restarlo, sia preoccupato: con la nuova legge ha un terzo di probabilità in meno di riuscirci. Ma mi importa molto poco di loro; avrebbero potuto pretendere e imporre il proporzionale puro: se non lo hanno fatto è perché è più facile ottenere una poltrona a rimorchio dei soliti partiti, una volta che a nuovi partiti sia impedito di nascere e affermarsi. Né mi impressionano i loro accorati appelli alla democrazia: perché sono stati loro ad assassinarla con il loro maggioritario e con i loro sbarramenti.

Per quanto riguarda invece la rappresentanza estera, dal 2006 ad oggi, cioè da quando è entrata in vigore la legge Tremaglia, i nostri 18 fortunati non sono riusciti ad ottenere una sola promessa da marinaio, tanto per citarne alcune fatte propagandisticamente in campagna elettorale, cittadinanza, #IMU, poi se vogliamo dirla tutta, noi italiani all’estero siamo ben rappresentati, parlamentari eletti nei seggi esteri, #CGIE, #COMITES, consulte regionali varie e in questa legislatura abbiamo per la prima volta un eletto all’estero che siede tra i banchi del governo, sempre in questa legislatura si sta discutendo di istituire una commissione bicamerale per gli italiani nel mondo, sono gli stessi eletti all’estero a giustificare e a motivare questa commissione, “è urgente realizzarla per superare la marginalità della rappresentanza estera del parlamento e l’eterno scarso interesse che i governi che si sono succeduti hanno manifestato per le nostre istanze”

Quindi sono prima loro, gli eletti, a rimarcare il fatto che in questi anni non hanno fatto nulla.


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